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UN PO' DI STORIA
Le cronache dei primi anni del ‘900 riportarono come
fatto nuovo il problema dell’urbanesimo,
il sovraffollamento delle città e, come immediata
conseguenza, la carenza degli
alloggi, il rincaro degli affitti e l’addensamento di nuclei
familiari in pochi
vani. Con la legge 254 del 31 maggio 1903 e successivi regolamenti, lo
Stato Italiano
emise il primo provvedimento organico inteso a ricercare un rimedio
all’assillante
problema delle abitazioni minime; mentre con la legge 85 del 27
febbraio 1908, il
nuovo Testo Unico ed il successivo regolamento 528 del 12 agosto 1908,
si incoraggiarono
le costruzioni residenziali attraverso benefici di carattere fiscale e
finanziario.
Gettate così le basi dell’edilizia
economico-popolare, nacque nelle principali città
italiane, l’Istituto per le Case Popolari. Anche a Torino,
per iniziativa del Comune
e con l’ausilio della Cassa di Risparmio di Torino e
dell’Istituto Opere Pie del
San Paolo, sorse l’Istituto Case Popolari, riconosciuto in
Ente Morale con Regio
Decreto 8 dicembre 1907, ente "filantropico nei fini ed economico nei
mezzi, attrezzato
e specializzato nell’organismo tecnico amministrativo e
finanziario per la costruzione
di un vasto demanio di stabili di carattere economico da concedersi in
locazione
senza scopo speculativo". Gli enti fondatori, contribuendo ciascuno con
un milione,
dotarono l’Istituto del primo capitale di 3 milioni di lire.
Inoltre il Comune assegnò
gratuitamente sei lotti di terreno e i due Istituti di Credito
accordarono la concessione
di mutui a condizioni particolarmente favorevoli. La dislocazione dei
quartieri
del primo periodo avvenne in zone industriali seguendo, nello sviluppo,
l’allargamento
e la trasformazione dell’intera città di Torino.

Nel periodo che va dal 1907 al
1912 sorsero otto quartieri (o gruppi come erano allora denominati) per
un totale
di 2.398 alloggi con 4.449 camere affittabili. Le esigenze
dell’urbanesimo sopra
ricordate, collegate al costo delle costruzioni ed alla scarsa
disponibilità di
capitale dell’Istituto non consentirono di orientarsi verso
quel tipo ideale di
costruzione con casette contornate di zone verdi e alberate.
L’Istituto dovette
ricorrere invece alla costruzione intensiva di caseggiati a quattro o
cinque piani
fuori terra. Dopo questo iniziale periodo di attività
incominciarono a manifestarsi
i primi sintomi di un rilassamento nella richiesta di alloggi, sintomo
che determinò
una crisi, causando sensibili perdite di bilancio dovute agli sfitti.
Tale situazione
contingente si protrasse fino al 1917 allorché le
popolazioni del Veneto furono
costrette dalla guerra con l’Austria a lasciare le loro terre
invase. Una parte
di questi profughi, dirottata su Torino, trovò sistemazione
negli alloggi sfitti
delle case popolari. Dopo lo sconvolgimento economico dovuto al lungo
conflitto
risorse impellente il problema delle costruzioni e si fece nuovamente
sentire la
penuria delle case, manifestandosi già allora il pericolo
dell’aumento vertiginoso
del costo dei materiali da costruzione fronteggiato parzialmente dal
Governo con
disposizioni e decreti. Nella primavera del 1919 ebbe inizio il secondo
ciclo di
attività edilizia nello sviluppo di un programma concordato
con il Comune di Torino,
il quale concesse gratuitamente le aree occorrenti alla realizzazione
di altre 3.500
camere e assegnò un concorso nel servizio degli interessi
dei capitali mutuati,
oltre alla fidejussoria a garanzia dei medesimi. La Cassa di Risparmio
concesse
tre mutui assistiti dal contributo accordato dallo Stato.
L’insieme di queste provvidenze
si tramutò in benefici in quanto consentì
all’Ente di praticare, già allora, fitti
relativamente contenuti in rapporto all’alto costo delle
costruzioni cui andava
incontro l’Istituto.
Nel periodo che va dal 1921 al 1928, furono realizzati tre
gruppi di quartieri (gli attuali decimo sorto sull’area
donata dalla città di Torino
dalla cascina "La Piossasca", e undicesimo, dodicesimo, tredicesimo,
quattordicesimo
e quindicesimo) per un totale di 2.226 alloggi; dal 1930 al 1940
sorsero gli attuali
quartieri sedicesimo, diciassettesimo, ventiduesimo e ventitreesimo per
un totale
di 1.253 alloggi. Il secondo ciclo di attività
dell’Istituto risultò come il più
travagliato e il più critico: infatti la crisi di alloggi
persisteva e il fabbisogno
di case era elevatissimo. L’Istituto, avvalendosi del Regio
Decreto 15 luglio 1923
numero 1714, costituì l’Istituto per le Case
Economiche con lo scopo di costruire
alloggi da cedersi in proprietà. Nel 1929 fu riscattato il
patrimonio della Società
Anonima Cooperativa "Ente Nazionale Della Città Giardino" la
cui proprietà era costituita
da 21 palazzine a due piani fuori terra in regione San Francesco di
Mirafiori che
furono cedute agli occupanti, già soci della Cooperativa,
col patto di futura vendita.
Con atto del 19 dicembre 1931 l’Istituto riscattò
le attività della Società Torinese
Abitazioni Popolari in liquidazione. Il primo luglio del 1934, in
applicazione del
Regio Decreto 19 aprile 1934 numero 881, ebbe luogo la fusione
dell’Istituto Case
Economiche, forte di ben sette quartieri, trasformandolo in Sezione
dell’Istituto
Case Popolari e il 21 dicembre dello stesso anno vennero concluse con
la Città di
Torino le trattative per il passaggio in gestione delle case municipali
costituite
da sei gruppi comprendenti 917 alloggi. La legge 6 giugno 1935, numero
1129 stabilì
l’erezione degli Istituti Case Popolari in enti provinciali,
riuniti per l’unità
di interessi, in Consorzio alle dirette dipendenze del Ministero dei
Lavori Pubblici.
Alla Legge, fecero seguito il Regio Decreto 30 aprile 1936, numero 103
e Regio Decreto
25 maggio 1936 che approvavano rispettivamente il regolamento e lo
statuto tipo
con le disposizioni di carattere fondamentale. Il decreto 18 luglio
1936 registrato
alla Corte dei Conti il 27 luglio 1936, sancì il
riconoscimento dell’Istituto Autonomo
Case Popolari della Provincia di Torino approvando il nuovo Statuto.
Gli anni che
separarono questi ultimi avvenimenti dallo scoppio della seconda guerra
mondiale
videro l’Istituto impegnato con i primi cantieri in provincia
in virtù dei contributi
dei Comuni ed al finanziamento dell’Istituto Nazionale di
Previdenza Sociale. Il
terzo ciclo è direttamente e conseguentemente collegato agli
avvenimenti del secondo
conflitto mondiale. La stasi in dipendenza degli avvenimenti bellici fu
soltanto
interrotta da piccole costruzioni perchè la mancanza di
fondi e la scarsità di materie
prime impedirono ogni serio programma edilizio;
l’attività dell’Istituto fu altrettanto
intensa per la creazione di ricoveri antiaerei e la costruzione di
baracche, di
alloggi di fortuna per i danneggiati dagli eventi bellici. Alla fine
del conflitto
le perdite risultarono gravissime. La proprietà
dell’Istituto fu duramente danneggiata:
252 furono gli alloggi totalmente distrutti e 3.425 quelli sinistrati.
I primi anni
del dopoguerra videro pertanto l’Istituto impegnato ad
affrontare il pesante lavoro
di ricostruzione e di riparazione dei danni bellici. Vennero costruite
quasi esclusivamente
sopraelevazioni approfittando delle felici condizioni dei quartieri
costruiti nel
primo dopoguerra che per la loro ampiezza e collocazione urbanistica
permettevano
agevolmente tali lavori. Si progettò il completamento del
Quartiere di Mirafiori
e dal punto di vista edilizio si ebbe un miglioramento qualitativo
degli alloggi
realizzati. Vennero anche edificate case da assegnare a riscatto e a
locazione in
virtù di alcune provvidenze legislative quali la legge
INA-Casa, la Legge per i
profughi e per i baraccati. Il numero degli alloggi costruiti fu di
1.810 La vera
e propria ripresa edilizia cominciò tuttavia nel 1953 ed
allora la città di Torino
e la Provincia presero a pullulare di case e di quartieri costruiti
dall’Istituto
in proprio o per conto di altri Enti. Iniziarono a sorgere
così i grandi complessi
del Regio Parco, della Falchera, di Lucento, corso Sebastopoli.
Contemporaneamente
vennero assegnati in amministrazione gli stabili delle case statali e
della Gestione
INA-Casa. Nel 1958 veniva posta la prima pietra del grande quartiere
residenziale
delle Vallette realizzato per conto del comitato di coordinamento
dell’edilizia
popolare (C.E.P.) che prevedeva la realizzazione di 16.469 vani. Nel
dicembre del
1962 venne appaltato per conto della Gestione INA-Casa il nuovo
complesso residenziale
di Mirafiori Sud che comprende la costruzione di 798 alloggi per 4.494
vani oltre
all’edificio per il centro commerciale.

La consistenza del patrimonio al dicembre
1962 era di 22.307 alloggi. Lo sviluppo della industrializzazione che
ebbe, come
struttura portante, il settore auto-meccanico con il suo vasto indotto,
richiamò
nella città e nel suo hinterland costituito dalla prima e
seconda cintura, un notevole
flusso di immigrati provenienti prevalentemente dalle regioni
meridionali, ma anche
da zone sottosviluppate del centro-nord, nonché da aree
marginali dello stesso Piemonte.
Il nostro Istituto si trovò così a dover far
fronte a questa imponente massa di
nuovi abitanti che nel giro di pochi anni si era trasferita in massa a
Torino e
nei Comuni vicini. Se l’edilizia privata riuscì
bene o male ad assorbire la domanda
di abitazioni proveniente dalle classi più agiate e dalle
fasce di reddito più consistenti
dei lavoratori dipendenti - viceversa - l’edilizia
residenziale pubblica dovette
sobbarcarsi l’estenuante ma meritorio compito di fornire una
abitazione dignitosa,
ed a canoni di locazione contenuti, a migliaia di nuovi cittadini,
spesso con notevoli
carichi familiari, oppure nuclei di anziani emarginati dal tumultuoso
sviluppo di
quegli anni e con redditi molto vicini al limite della sussistenza. Gli
anni sessanta
furono pertanto caratterizzati - pur nella insufficienza delle risorse
disponibili
- da uno sforzo non indifferente per attenuare la "fame di abitazioni"
nella città.
Attraverso i finanziamenti e mutui dello Stato fu possibile realizzare
in quel periodo
oltre novemila alloggi. In quegli anni, particolare importanza per
l’edilizia pubblica,
e conseguentemente per lo Iacp assunsero le leggi 167 del 18 aprile
1962 e 60 del
14 febbraio 1963. La prima legge, con l’esaurirsi del
patrimonio di aree di proprietà
dell’Ente o del Comune, assicurava il reperimento di aree per
gli ulteriori insediamenti
abitativi economici-popolari. Con la seconda, venne istituita la
Gestione Case per
Lavoratori, la Gescal, che liquidò il patrimonio della
gestione INA-Casa. Come già
per il primo e secondo settennio INA-Casa, anche il piano decennale
Gescal, venne
finanziato da un "polmone centrale" a cui affluirono i contributi dello
Stato, dei
lavoratori dipendenti e dei datori di lavoro. Con questo disposto
legislativo, pur
essendo la programmazione degli interventi di edilizia residenziale
pubblica demandati
ad un Comitato Centrale con sede in Roma, l’Istituto assunse
vasti e nuovi impegni
con compiti esecutivi, direzionali e di vigilanza sul programma
decennale per la
generalità dei lavoratori, per cooperative, aziende ed enti.
Negli anni settanta,
si assistette al consolidarsi dell’assetto produttivo
esistente, anche se - con
la guerra del Kippur - apparvero già all’orizzonte
avvisaglie circa l’inasprimento
della cosiddetta bolletta energetica causa l’aumento del
costo del petrolio, con
i conseguenti negativi riflessi sul comparto economico. Inoltre, il
continuo flusso
migratorio ripropose, con cadenze spesso drammatiche, il problema casa
che culmino
con le occupazioni di massa di abitazioni dell’autunno del
1974. Per far fronte
a questa situazione, l’Istituto, in accordo con la Fiat,
realizzò negli anni 1971-1972
un piano di abitazioni riservato prevalentemente ai dipendenti della
società. Su
un programma convenzionato di 4.000 alloggi, soltanto 2.542 furono
ubicati in Torino,
gli altri furono realizzati a Orbassano, a Crescentino e a Voliera.
Contestualmente,
venne attivato un intervento straordinario finanziato dalla Gescal e
localizzato
a Falchera Nuova (1370 alloggi), a Mirafiori Sud (830 alloggi), ad
Altessano-Venaria
(800 alloggi) ed in altri centri della provincia. Ma
l’attività dell’Istituto -
divenuto con la Legge di riforma 865/71 unico Ente attuatore dei
programmi di edilizia
residenziale pubblica sovvenzionata dallo Stato - non si
fermò alle nuove costruzioni,
ma con i finanziamenti delle leggi 513 del 77 e 457del 78 predispose un
vasto piano
di intervento di risanamento per i quartieri costituiti prima del 1925
per un totale
di 1644 alloggi. Era infatti accertato che alcune inadempienze
contrattuali tipiche
come la morosità totale e le autoriduzioni dei canoni,
affondavano spesso le radici
nei problemi manutentivi irrisolti dell’Ente e che il 15 per
cento delle domande
di alloggio dei bandi di concorso per la città proveniva dal
vetusto patrimonio
Iacp. Nonostante le innumerevoli difficoltà,
l’Istituto tra gli anni ‘70 e ‘80,
riuscì a costruire e risanare 13.116 abitazioni,
sicché il patrimonio in gestione
depauperato degli alloggi venduti agli inquilini risultava di 30.788.
In questi
ultimi anni, l’Istituto ha dovuto pagare dei prezzi notevoli
per far fronte - anche
se in modo parziale - al problema casa (alta morosità, costi
di gestione sperequati
rispetto ai ricavi) con conseguente crisi gestionale finanziaria. Nel
frattempo
e nella prospettiva dei decentramenti operativi del riordino delle
autonomie locali
nel tempo seguite, con legge regionale 11 del 26 aprile 4 1993,
l’Istituto trasformato
in Atc, acronimo di Agenzia Territoriale per la Casa, è
divenuto ente regionale
operante nel campo dell’edilizia pubblica e delle relative
infrastrutture.

L’iniziativa
legislativa regionale, nell’introdurre una nuova
denominazione, Agenzie Territoriali
per la Casa, ha inteso, in particolare, riconoscere ai nuovi enti un
allargamento
della loro capacità di intervento al fine anche di
garantire, stante la rigidità
delle entrate finanziarie derivanti dai canoni degli alloggi, ulteriori
possibili
risorse per il perseguimento dei fini statutari e con
l’obiettivo di raggiungere
le economicità di gestione. Costituisce quindi obiettivo
centrale della legge una
razionalizzazione ed un forte rilancio delle aziende preposte
all’attuazione di
una politica per la casa, che sempre maggiormente si deve connotare dal
perseguimento
di obiettivi volti alla qualificazione dei tessuti urbani periferici.
E’ qui, infatti,
che la proprietà pubblica è più forte,
mentre più debole è - oggettivamente - la
qualità "urbanistica". Anche l’incremento del
patrimonio abitativo rientra nei fini
statutari attivando canali di finanziamento diversi rispetto a quelli
tradizionali
dell’Erps L’ente superata una gravissima crisi
finanziaria e di credibilità operativa
che l’avevano condotto a due distinte gestioni commissariali,
a far tempo dal primo
luglio 1996 ha avuto gli organi deliberanti ed esecutivi ricostituiti
con l’insediamento
della Presidenza di una nuova Direzione e del Consiglio di
Amministrazione. La nuova
amministrazione, recentemente, ha ricontrattato e saldato la posizione
debitoria
con l’Istituto Bancario San Paolo di Torino e per la prima
volta, dopo cinquant’anni,
ha risanato il bilancio dell’Ente. Centrato
l’obiettivo primario del risanamento
economico-gestionale, l’Atc era perciò nelle
condizioni idonee a riprendere una
funzione centrale sul territorio dell’area torinese
nell’ambito dell’edilizia residenziale
nel suo complesso.